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App Immuni – intervista

🚫EMERGENZA COVID 19 FASE 2🚫TRACCIAMENTO ATTRAVERSO APP "IMMUNI"GRANDE FRATELLO O STRUMENTO DI PUBBLICA UTILITÀ?TUTTO CIÒ CHE CHE DOBBIAMO SAPERE PER DECIDERE LIBERAMENTE DI SCARICARLA ED UTILIZZARLAPer testo completo dell'intervista clicca sul link del mio sitohttps://www.pievaioliavvocatosara.it/app-immuni-intervista

Pubblicato da Sara Pievaioli Avvocato su Lunedì 4 maggio 2020

INTERVISTA  APP IMMUNI

D: Si sente molto parlare dell'app “IMMUNI” come di uno degli strumenti più importanti per la gestione dell'emergenza Covid 19 nella c.d. Fase due. Di cosa si tratta e come funziona questa app?

 

  1. : Si tratta di un'applicazione che, quando verrà scaricata sui nostri cellulari, genererà un ID, cioé un numero identificativo personale. Dovrebbe naturalmente servire a tracciare i nostri contatti ai fini di un tempestivo isolamento in caso di contagio per evitare un nuovo espandersi di focolai di epidemia. Questa applicazione nella pratica funziona soltanto se, volontariamente e senza forzature, decidiamo di scaricarla su nostro smartphone e il suo utilizzo è condizionato all'attivazione del bluetooth. In presenza di queste condizioni, fno a quando non ci sono contatti, il nostro ID rimane interno al nostro cellulare (é salvato qui e non sul server centralizzato) e quindi non viene scaricato sui server del governo e degli enti pubblici che gestiranno l'applicazione. Nel momento in cui dovessimo presentare sintomi o avere comunque l'accertamento di positività attraverso un tampone,  a quel punto scatterebbe una sorta di alert e i nostri dati verrebbero scaricati sul server centrale e sarebbero rintracciati i contatti degli ultimi giorni antecedenti il contagio, al fine di poter avvertiti di essere entrati in contato con un positivo al Covid nei giorni di potenziale contagiosità, ai fini dell'isolamento a fini precauzionali.
  2. : Ci saranno limitazioni alle proprie libertà per chi non vorrà scaricare l'App?
  3. : Assolutamente no. L'utilizzo può essere solo su base volontaria.  Quindi per chi non intenderà scaricarla non ci saranno conseguenze di alcun tipo.

D: Si pone un problema di privacy? E chi tutela i dati personali che immettiamo in rete?

R.: C'é un meccanismo un po' complesso studiato per armonizzare le caratteristiche dell'App rispetto  alle prescrizioni del GDPR 25 maggio 2018.

Innanzi tutto i nostri dati verrebbero pseudonomizzati, cioè salvati con la tecnica della criptografia. Inoltre in caso di data breach, chi dovesse accedere al server troverebbe come dato un ID, ovvero un semplice codice numerico che di per sé renderebbe impossibile risalire al nostro nominativo . Non é un processo di anonimizzazione nel vero senso della parola, poiché il codice numerico é sempre associato ad una persona, ma in base alle raccomandazioni europee la minimizzazione del trattamento dei dati dovrebbe comunque garantire la privacy del dato nominativo.

Altra garanzia importante deriva dal fatto che l'app funziona soltanto attraverso il bluetooth, essendo esclusa la geolocalizzazione. In altre parole, non soltanto i cittadini saranno liberi di utilizzare o meno l'App, scaricandola o no, ma anche una volta scaricata, possono deciderne il  non funzionamento non attivando il bluetooth.

Inoltre i dati verranno trattati esclusivamente da soggetti pubblici e strettamente per i i fini per cui é nata l'App, essendone vietato l'uso per qualunque altra diversa finalità.

Anche la conservazione dei dati stessi sarà temporanea e avrà durata limitata al periodo di emergenza ovvero, nella denegata ipotesi in cui in cui detto stato dovesse protrarsi, al massimo fino al 31.12.2020, data ultima a decorrere dalla quale tutti i dati conservati nel server centrale saranno automaticamente cancellati.

D: Lei quindi ritiene che non ci siano rischi particolari di violazione del diritto alla riservatezza e alla privacy

R.: Certamente scaricare l'App e prestare il consenso la suo utilizzo comporta una concessione di conoscenze dei nostri dati e quindi una rinuncia, anche se temporanea al nostro oblio, ma in misura evidentemente contenuta. Sicuramente i rischi sono molto minori di quelli che già corriamo avendo in larga scala scaricato nel nostro telefono altre note applicazioni, per le quali, senza nemmeno troppo pensarci, abbiamo dato il consenso a che tutti i nostri dati venissero trattati da mano privata e nemmeno pubblica.

Il vero punto é il rapporto costi/benefici, ovvero l'equilibrio tra il valore di quello che concediamo e l'effettiva efficacia del sistema applicativo. In parole povere il punto sta nel valutare “se ne vale la pena”.

D.: Secondo lei l'applicazione avrà una qualche efficacia pratica?

R.: Secondo me l'applicazione ha una sua utilità, nei limiti in cui vada ad implementare e ad agevolare un'efficiente e capillare  organizzazione sanitaria territoriale, che abbia la capacità di effettuare tamponi a tappeto con tempestività, anche al fine di far emergere i c.d. “asintonmatici”, isolare tempestivamente i positivi e i loro contatti effettuandone un costante monitoraggio e e un'adeguata assistenza domiciliare ed infine effettuare indagini epidemiologiche anch'esse a tappeto, ai fini del campionamento di coloro che abbiano o non abbiano gli anticorpi per essere venuti in qualche modo in contatto con il virus.

Da sola l'applicazione non offre troppe garanzie di successo, successo che dipende peraltro anche e soprattutto dalla percentuale di coloro che volontariamente decideranno di scaricarla se in quanto posseggano uno smartphone, strumento che anche ormai utilizzato su larga scala non tutti posseggono. 

Inizialmente si diceva che l'App fosse destinata a produrre utilità se almeno il 60% della popolazione l'avesse scaricata; é viceversa informazione di questi giorni (la fonte sarebbe il Ministero dell'innovazione tecnologica) che basterebbe il 25-30% percento.

La mia personale opinione é che si tirino troppo spesso numeri a caso e, pur non essendo perita né in materia sanitaria, né in materia statistica, penso che ragionevolmente sia più plausibile subordinare il successo dell'App alla prima e più ampia percentuale di aderenti.

E' mia personale sensazione, certamente empirica ed opinabile, che non arriveremo all'utilizzo dell'App da parte del 60% della popolazione.

Per questo penso che, in considerazione di questa variabile di efficacia e produttività di risultati, quanto trasferiamo in materia di dati personali, per quanto minimale e contenuto, sia anche troppo rispetto alla prognosi che oggi possiamo fare del suo successo.

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