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COVID-19 “FASE 2”

COVID 19: “FASE 2” : LA GRADUALE RIPRESA DELLE ATTIVITA’ ECONOMICHE E LA GESTIONE DEL RISCHIO PER IL DATORE DI LAVORO

L’emergenza della pandemia COVID 19 che ci ha investito in questi mesi ha comportato un
notevole incremento di impegno e conseguentemente di responsabilità per i datori di lavoro e le
rispettive imprese, atteso che il Decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, cosiddetto “Cura Italia”, ha
configurato il Covid 19 come infortunio sul lavoro.

Tra questi sicuramente uno dei principali é quello della sicurezza sui luoghi di lavoro, costituente,
preciso obbligo giuridico ai sensi dell’art. 2087 cod. civ. e, più specificatamente, ai sensi del D.Lgs.
9 aprile 2008 n. 81, che trae fondamento dai principi costituzionali (art. 32 Cost.).

Non é difficile immaginare infatti che, concluso il periodo acuto dell’emergenza, le imprese possano
essere chiamate a rendere il conto in ordine alle modalità di gestione, non solo nel periodo del
lockdown – per le attività che sono rimaste aperte- ma anche e soprattutto per il futuro periodo della
ripresa lavorativa, alla luce del fatto che in questa fase il dovere di proteggere la salute e la
sicurezza dei propri dipendenti é ulteriormente gravato dalla necessità di prendere misure di
contenimento aziendale idonee a scongiurare il rischio di contagi tra i dipendenti e di focolai di
epidemia.

Ora, diversamente da qualsivoglia altro infortunio che inconfutabilmente avviene nei luoghi di
lavoro, quello da Covid 19 ha come caratteristica peculiare la sua natura ubiquitaria, tale per cui
il virus potrebbe essere contratto dal dipendente ovunque e non soltanto o necessariamente in
azienda.

Detta peculiarità non é variabile da poco in quanto, affinché l'evento infortunistico possa essere
ricondotto all’ambito lavorativo, con conseguente potenziale responsabilità civile e penale del
datore di lavoro, é necessaria la prova della sussistenza di un nesso causale tra l'evento contagio e
l’attività di lavoro svolta.

A prescindere tuttavia dalla difficoltà probatoria di cui sopra, la possibilità per il datore di lavoro di
andare esente da responsabilità sarà tanto superiore quanto più lo stesso sia in grado di dimostrare la
circostanza di aver provveduto alla predisposizione in azienda di tutte le cautele antinfortunistiche a
tutela dei lavoratori, cautele che, rispetto al rischio di contagio da Covid 19, si traducono
nell’adozione delle misure normativamente imposte.

A tal fine, nella decretazione governativa e nelle ordinanze regionali di competenza, che a diverso
titolo disciplinano e nei prossimi giorni ulteriormente disciplineranno la gestione dell’epidemia, si
trovano raccomandazioni e linee guida che l'imprenditore é obbligato ad osservare in quanto norme
speciali che addirittura prevalgono sugli ordinari obblighi di tutela previsti dal citato D. Lgs.
81/2008.

Si ritiene tuttavia che l'osservanza dei precetti normativi generali non sia di per se stessa sufficiente
ad esimere il datore di lavoro da responsabilità civili e penali in caso di contagio di uno o più
dipendenti.

Alla luce delle peculiarità che ciascuna azienda o luogo di lavoro in genere presenta, per ciclo
produttivo o attività svolta, nonché per dimensioni, caratteristiche specifiche e/o esigenze
dell’organizzazione del lavoro in genere, il datore di lavoro non potrà esimersi dalla valutazione
preventiva del rischio specifico intrinsecamente connesso all’attività e alle singole mansioni svolte
dai lavoratori, interessate dagli adeguamenti normativi introdotti.

In altri termini, non basterà appiattirsi formalmente sul rispetto delle circolari e dei DPCM emanati
ed emanandi, spesso peraltro tristemente incoerenti tra di loro e non sempre agevolmente
comprensibili, richiedendosi piuttosto un approccio concreto al problema, che porti il datore di
lavoro a calare i principi e le linee guida normative allo specifico suo settore di attività, affinché,
nella denegata ipotesi di futuro contagio del dipendente, lo stesso possa dimostrare di aver fatto
tutto quanto era da lui esigibile nella sua posizione di garanzia e conseguente responsabilità.

Si ritiene quindi che, dopo la preventiva necessaria valutazione del rischio specifico, il datore di
lavoro adotti un relativo piano di intervento preciso e dettagliato che, recepisca le direttive
normative calandole nel proprio contesto aziendale, che vada ad integrare e quindi ad aggiornare il
Documento di Valutazione dei Rischi o, in alternativa, rediga comunque, un piano di intervento e
di rafforzamento delle misure ordinariamente adottate in azienda e ne dia immediata informativa e
diffusione tra i lavoratori, adeguatamente formandoli al relativo rispetto.

Un altro aspetto, successivo e di fondamentale importanza, troppo spesso sottovalutato e quindi
trascurato, é la messa in atto di specifici controlli tra i lavoratori riguardo al loro rispetto delle
misure adottate.

Potrebbe infatti verificarsi che che il datore di lavoro abbia messo in campo misure e procedure di
contenimento del rischio contagio impeccabili, ma che, se non adeguatamente seguite e messe in
pratica nel quotidiano dai lavoratori, vedano completamente vanificata la loro efficacia.
In detto ultimo caso, in caso di contagio, il datore di lavoro sarebbe passibile di procedimento
penale per colpa da omesso controllo.

Sotto questo profilo si consiglia al datore di lavoro di non affidare la delicatissima fase del controllo
ai preposti, ma di provvedere esso stesso di persona, prevedendo sullo stesso piano di intervento,
misure di controllo efficaci, magari a sorpresa, da effettuare personalmente, oltre che attraverso
l'attribuzione di specifici compiti di vigilanza da parte di preposti e incaricati e con obbligo da parte
loro di immediata segnalazione di ogni eventuale violazione, al fine di consentire un intervento
immediato. Si pensi ad esempio al rispetto del distanziamento sociale, dell’uso di presidi
individuali, ecc..

Si consiglia inoltre, ai fini probatori, di documentare analiticamente gli avvenuti controlli e le
contestazioni al dipendente delle violazioni che abbia eventualmente posto in essere, nonché gli
interventi concretamente effettuati per il ripristino del rispetto delle prescrizioni.
L'esito di un processo penale infatti non dipende tanto da ciò che stava scritto nelle procedure,
quanto essenzialmente su ciò che é accaduto nell’abito dell’azienda.

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