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Infezioni ospedaliere

LE INFEZIONI OSPEDALIERE

Cosa sono

Le infezioni ospedaliere sono malattie infettive acquisite in ospedale o in ambienti sanitari (case di cura, lungo degenze ecc).
Per essere definite infezioni nosocomiali o ospedaliere il paziente deve essere stato ricoverato per una causa diversa dall’infezione e non deve avere segni di malattia infettiva in corso di incubazione al momento del ricovero.

Queste infezioni possono presentarsi all’interno dell’ambiente sanitario:
– 48 ore dopo il ricovero in ospedale
– Fino a 3 giorni dopo la dimissione
– Fino a 30 giorni dopo un’operazione

Le infezioni ospedaliere sono causate da agenti patogeni facilmente trasmissibili dall’operatore sanitario al paziente. Spesso i pazienti ospedalizzati hanno una ridotta efficienza del sistema immunitario, pertanto risultano più suscettibili ad infezioni. Spesso la lunga degenza per malattie croniche debilitanti, la denutrizione del paziente espongono ad un maggior rischio di infezione.

A cosa sono dovute

I fattori di rischio per l’acquisizione di un’infezione ospedaliera sono:
– La durata del ricovero
– L’uso di antibiotici in modo inappropriato
– L’uso di strumentazioni invasive
Tutti i pazienti ricoverati sono potenzialmente a rischio per l’acquisizione di un’infezione ospedaliera, ma i soggetti ricoverati nelle unità di cura intensiva hanno sicuramente il rischio più alto.
Le più comuni fonti di infezione comprendono nebulizzatori, broncoscopi, laringoscopi e soluzioni contaminate come farmaci per inalazione, siringhe di eparina pre riempite, soluzioni saline, e antisettici. Inoltre, diverse fonti ambientali, come l’unità di aria condizionata, urine-bacini di raccolta, distributori di sapone liquido e anche l’acqua del rubinetto, sono state riconosciute come importanti serbatoi d’infezione. Infine, il contatto diretto tra paziente e personale sanitario può costituire una importante fonte di contaminazione.

Prevenzione

Di fronte a questo fenomeno, secondo la circolare n. 52 del 1985 e n. 8 del 1988 legge Gelli-Bianco, le aziende ospedaliere sono tenute a fare fronte alle infezioni nosocomiali, applicando la normativa vigente, nonché le linee guida ministeriali, che sono state dettate al fine di individuarne e le misure di carattere generale e comuni ai vari ambiti assistenziali e quindi di fornire agli amministratori e ai responsabili dei programmi di controllo un riferimento autorevole sulle misure e pratiche assistenziali, che devono rappresentare un obiettivo irrinunciabile dei programmi di intervento. Tali sono raccomandazioni che hanno l’obiettivo di promuovere le buone pratiche assistenziali e che, unitamente alle norme vigenti costituiscono un vademecum che gli operatori sanitari all’interno delle relative strutture devono necessariamente osservare, attuando in sintesi, attuando una serie di importanti monitoraggi, finalizzati alla prevenzione delle stesse.
Concretamente, per giurisprudenza ormai unanime e consolidata, incombe, in altri termini, sulla struttura l’onere di dimostrare di avere diligentemente adempiuto la “prestazione” offerta al paziente, anche sotto il profilo dell’adozione, ai fini della salvaguardia delle condizioni igieniche dei locali e della profilassi della strumentazione chirurgica eventualmente adoperata, di tutte le cautele prescritte dalle vigenti normative, onde scongiurare l’insorgenza di patologie infettive a carattere batterico. La prova negativa di non avere responsabilità nella causazione dell’evento va, in altri termini, fornita attraverso la prova da parte della struttura sanitaria di aver fatto tutto quanto la scienza del settore ha, allo stato, escogitato, per evitare, o quanto meno ridurre, il rischio di contaminazione.

Se quindi si è vittima di un’infezione ospedaliera è importante, al momento stesso della dimissione dalla struttura, richiedere la copia della cartella clinica relativa al ricovero e recarsi presso un medico legale che valuti, in scienza e coscienza la sussistenza o meno di responsabilità medica, nonché, eventualmente, l’entità del danno sofferto e, laddove, il parere sia positivo, rivolgersi allo studio di un legale che, lavorando in stretto contatto con il medico di parte, avvii il procedimento per la richiesta risarcitoria.

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